Avete presente quando, in un sequel di un gioco, capita che l’aggiunta di un nuovo elemento nel gameplay abbia un impatto talmente grande da stravolgerlo completamente? La scivolata di Crash Bandicoot è proprio uno di questi casi.

Dopo l’uscita del primo capitolo, che riscosse un enorme successo, la vera sfida si stava presentando al team di Naughty Dog: cosa aggiungere a qualcosa che già funzionava? In tal senso, partivano avvantaggiati dal fatto che il gameplay del primo Crash Bandicoot fosse molto basilare, composto soltanto da salto e attacco rotante. Né più, né meno. Dunque, bastava trovare qualcosa che si adattasse bene al gameplay del marsupiale arancione.

La scivolata non è semplicemente una mossa in più per il nostro eroe Bandicoot, ma la base da cui si dipanano altre mosse, influenzando capillarmente il gameplay generale. L’esperienza era cambiata drasticamente. Ma partiamo dalla base: la scivolata si può eseguire premendo un tasto mentre si corre. Nulla di più facile. E da qui già si può riflettere su come possa essere sfruttata: oltrepassare gli ostacoli scivolando sotto di essi. Sembra un’idea banale, ma ha dato la possibilità di variare ulteriormente il level design, portando il giocatore a prestare ancora più attenzione a come sopravvivere, soprattutto nei livelli a inseguimento. Non si trattava più semplicemente di saltare dei burroni, ma anche di scivolare sotto barriere elettriche per evitare di essere fritti.

Ma non finisce qui. Mentre si effettua la scivolata e si prosegue con un salto, si può eseguire il salto in scivolata. Esso non è come il salto normale: non solo permette di raggiungere un’altezza più elevata della norma, ma anche di coprire una distanza leggermente superiore. Naturalmente, ciò influisce positivamente sul level design, consentendo di destreggiarsi con piattaforme normalmente non raggiungibili senza adoperare tale mossa. Esiste anche un’ulteriore variante: utilizzando l’attacco rotante si possono raggiungere altezze ancora maggiori, superando fosse altrimenti impossibili da attraversare. Pur non essendo una meccanica voluta, ha comunque contribuito ad aprire un nuovo ventaglio di possibilità.

Infine, abbiamo una tecnica che molto probabilmente non è stata pensata dagli sviluppatori, ma che, se adoperata, regala un’esperienza totalmente diversa da quella del primo capitolo: la scivolata rotante. Combinando scivolata e attacco rotante in successione, non solo si può avanzare a una velocità impareggiabile, ma anche abbattere i nemici lungo la via. Questa tecnica è spesso sfruttata dagli speedrunner, ma anche alcuni giocatori casual non disdegnano di usarla. Una vera e propria trappola mortale.

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Si può comprendere, dunque, come l’aggiunta di una semplice mossa abbia cambiato così radicalmente il gameplay del nostro Bandicoot, contribuendo a rafforzare in modo definitivo le sensazioni che si provano nel controllare Crash Bandicoot.