Cosa sono i sogni? Perché sogniamo, e da dove provengono questi mondi incredibili che popolano la nostra testa quando dormiamo? Da ragazzini ci siamo posti tante volte queste domande, e forse ancora oggi cechiamo una risposta romantica, ancor prima che scientifica. È proprio per questo che, nel quarto appuntamento della rubrica Classici Indimenticabili, questo speciale è dedicato a un’opera che ancor più che un semplice videogioco, è un viaggio emotivo capace di lasciare un segno profondo. Parliamo di Klonoa: Door To Phantomile!
Le origini di un sogno

Diretto da Hideo Yoshizawa, al suo decimo progetto, Door to Phantomile nasce inizialmente da un’idea molto diversa: un racconto serio, ambientato tra robot e antiche rovine. Un concept che venne presto abbandonato in favore di un tono più leggero, accessibile ma non per questo superficiale.
La vera ambizione di Yoshizawa era quella di dare priorità alla narrazione in un medium che spesso la relegava in secondo piano. L’obiettivo era creare un’esperienza cinematografica, capace di coinvolgere il giocatore anche sul piano emotivo.
A supportare questa visione troviamo Tsuyoshi Kobayashi, autore del gameplay, che costruì un sistema d’azione dinamico e intuitivo. L’idea chiave aveva un’impronta prettamente Nintendara: permettere al giocatore di interagire con i nemici non solo per eliminarli, ma per utilizzarli attivamente nel movimento e nella risoluzione degli enigmi.
La nascita di Klonoa

Il character design porta la firma di Yoshihiko Arai. Il primo concept, chiamato “Shady”, era però fin troppo anonimo: una figura simile a un’ombra, priva di colore e identità. La svolta arrivò con un design più espressivo: occhi felini, lunghe orecchie e una silhouette immediatamente riconoscibile.
Il grande cappello con il simbolo di Pac-Man ci mostra che Klonoa appartiene a Namco (oggi Bandai Namco), portando in alto la mascotte gialla che rappresenta IL videogioco per eccellenza. Il risultato finale fu un personaggio felino dalle lunghe orecchie, dal cappello blu e con un grosso anello. Un personaggio che trasmette energia, innocenza e curiosità, incarnando perfettamente lo spirito del gioco.
Il mondo dei sogni

Uno degli elementi più affascinanti di Klonoa è il suo concept narrativo: i sogni. Yoshizawa si pose una domanda tanto semplice quanto potente: dove finiscono i sogni che dimentichiamo al risveglio?
Da questa riflessione nasce Phantomile, un mondo costruito con frammenti onirici, sospeso tra meraviglia e inquietudine. Un universo in cui ogni giocatore può riconoscere qualcosa di proprio, tra visioni dolci e incubi disturbanti.
Il gameplay tra semplicità e genialità

Pubblicato l’11 dicembre 1997 in Giappone, Klonoa: Door to Phantomile è un platform 2.5D che fonde elementi bidimensionali e ambienti tridimensionali. I personaggi sono sprite prerenderizzati, mentre il mondo di gioco sfrutta la profondità per creare illusioni prospettiche sorprendenti.
Il sistema di gioco ruota attorno all’Anello del Vento: un’arma che permette di catturare i nemici, usarli come proiettili o sfruttarli per compiere salti più lunghi. A questo si aggiungono meccaniche come la fluttuazione in aria grazie alle lunghe orecchie di Klonoa e all’uso intelligente dell’ambiente.
Questo ci porta ad un gameplay accessibile ma estremamente raffinato: intuitivo per i neofiti, ma capace di offrire profondità e soddisfazione anche ai giocatori più esperti. Appagante è il termine corretto!
Una favola dolceamara

All’apparenza, Klonoa si presenta come una classica avventura: un eroe, un compagno fidato (Huepow) e una missione per salvare il mondo dal malvagio Ghadius. Ma è proprio qui che il gioco sorprende.
La narrazione evolve gradualmente, trasformandosi in qualcosa di molto più complesso e doloroso. I colpi di scena ribaltano ogni certezza fino ad allora accumulata, tanto da mettere in discussione l’intera esistenza del protagonista.
Non mi dilungherò oltre per evitare spoiler, ma possiamo dire a gran voce che il finale di questo gioco è straziante. Meraviglioso, ricolmo di speranza, malinconico. Che tripudio di emozioni. E tutto in un gioco platform per famiglie!
Questo è possibile anche e soprattuto grazie alle composizioni di Eriko Imura, Junko Ozawa e Kanako Kakino che giocano un ruolo fondamentale nel rendere Phantomile un mondo vivo. Le melodie accompagnano il giocatore tra leggerezza e malinconia, amplificando ogni momento chiave. Provare per credere: ascoltate la ost di Baladium!
Perché è indimenticabile

Klonoa: Door to Phantomile non è solo un grande platform. È un racconto sulla vita stessa: gioia, scoperta, paura, perdita, nostalgia e speranza convivono in un equilibrio raro.
È uno di quei giochi che riescono a parlare a chiunque, indipendentemente dall’età. Un titolo che inizia come un sogno e finisce per diventare qualcosa di molto più reale.
E magari, con il senno di poi, forse è proprio questo il suo segreto: come i sogni, anche l’avventura in Klonoa Door To Phantomile è qualcosa di intangibile, ma destinata a rimanere con noi per sempre.

Questo episodio di Classici Indimenticabili finisce qui, ma torneremo presto con un nuovo viaggio nella storia del videogioco. Perché proprio come i sogni, alcune storie non finiscono mai.

