Ci sono tante icone della storia dei videogiochi che i fan chiedono da anni in Super Smash Bros. Ultimate, ma ce n’è sempre una che torna ciclicamente nelle discussioni: Crash Bandicoot. Un personaggio che, per molti giocatori cresciuti negli anni ’90 e 2000, rappresenta una delle mascotte più importanti dell’era PlayStation.
Ma Crash ha davvero i requisiti per entrare nel crossover di Masahiro Sakurai? Guardando alla storia del personaggio e al suo impatto culturale, la risposta potrebbe essere più semplice di quanto sembri.
Da mascotte PlayStation a icona globale

Quando Crash Bandicoot uscì nel 1996 su PlayStation, Sony era una nuova arrivata nel mercato delle console. Il platform sviluppato da Naughty Dog contribuì però a definire l’identità della piattaforma.
Crash divenne rapidamente la mascotte ufficiosa della console, una sorta di equivalente PlayStation di Mario o Sonic the Hedgehog.
La trama alla base della serie è semplice ma efficace: il folle scienziato Dottor Neo Cortex tenta di conquistare il mondo e creare un esercito di animali mutanti. Il suo esperimento più riuscito diventa però anche il suo peggior nemico: Crash, un bandicoot iper-evoluto dal carattere stravagante e imprevedibile.
Tra salti, casse da distruggere e montagne di Wumpa, Crash è diventato negli anni uno dei simboli più riconoscibili del platform occidentale.
Una saga che ha attraversato tre decenni

Dopo la trilogia originale su PlayStation più altri due spin off, la serie ha continuato a evolversi passando da Sony ad altri editori e piattaforme. Nel 2001 Crash è diventato ufficialmente multipiattaforma, ampliando la sua presenza anche su hardware Nintendo e Microsoft.
Negli anni successivi il personaggio è apparso in numerosi titoli: platform, giochi di guida, party game e persino un gioco di golf su browser.
Dopo anni di pausa dalle scene, la sua vera rinascita moderna della saga è arrivata con Crash Bandicoot N. Sane Trilogy, remake della trilogia originale che ha riportato Crash al centro della scena mondiale. Il successo è stato seguito da Crash Team Racing Nitro-Fueled e dal nuovo capitolo Crash Bandicoot 4: It’s About Time, sviluppato da Toys for Bob.
A metà degli anni 2020 il franchise ha continuato a espandersi con il multiplayer Crash Team Rumble, dimostrando che Crash è ancora un marchio attivo e riconoscibile quasi trent’anni dopo il suo debutto.
Oggi la serie, pubblicata da Activision e parte dell’ecosistema Microsoft, ha superato oltre 70 milioni di copie vendute a livello globale.
Perché Crash sarebbe perfetto per Smash

Ci sono diversi motivi per cui Crash Bandicoot sarebbe una scelta naturale per un futuro capitolo di Super Smash Bros..
1. È una vera icona del platform
Crash rappresenta una delle tre grandi mascotte dell’era 32-bit insieme a Mario e Sonic. Se Sonic the Hedgehog ha già trovato posto nella serie Smash, è difficile ignorare l’altro grande rivale di quel periodo storico.
2. Una saga ricca di gameplay
Come Mario, Crash non è rimasto confinato ai platform. Nel corso degli anni ha partecipato a giochi di corse, party game e spin-off di vario tipo, dimostrando una versatilità che si adatterebbe perfettamente alle meccaniche di Smash.
3. Un personaggio indiscutibilmente globale
Sebbene nato come mascotte PlayStation, Crash è apparso più volte su piattaforme Nintendo: Game Boy Advance, GameCube, Wii, DS e Switch. Addirittura ha giochi esclusivamente creati per Game Boy Advance e Nintendo DS, e questo lo rende già familiare anche al pubblico Nintendo.
4. Una lunga richiesta dei fan
Curiosamente, Crash compariva già in un sondaggio giapponese realizzato dopo Super Smash Bros. in cui si chiedeva quali personaggi non Nintendo i fan avrebbero voluto vedere in un eventuale sequel.
Tra i nomi più votati c’erano proprio Crash, Mega Man e Sonic the Hedgehog. Gli ultimi due sono poi effettivamente entrati nella serie. Manca solo il nostro eroe arancione.
Gli ostacoli possibili

Naturalmente non mancano gli elementi che potrebbero complicare la sua inclusione.
Il primo riguarda la sua identità storica: Crash è stato per anni il volto non ufficiale della PlayStation. Inserirlo in Smash significherebbe includere una mascotte fortemente associata a un marchio rivale di Nintendo. Ma questo è un problema solo di chi vive nel passato: Crash Bandicoot è da oltre 26 anni che è multipiattaforma.
Detto questo, Smash ha comunque già ospitato personaggi provenienti da universi molto diversi, come Cloud Strife di Final Fantasy VII, titolo conosciuto principalmente su PlayStation 1, dimostrando quindi che le barriere tra piattaforme sono ormai roba vecchia.
Il secondo ostacolo è culturale. Masahiro Sakurai ha spesso descritto Smash come una celebrazione della storia dei videogiochi giapponesi. Crash, invece, è nato negli Stati Uniti. Tuttavia la presenza di numerosi personaggi occidentali nell’industria moderna rende questa distinzione sempre meno netta.
Un candidato naturale per il futuro

Se Super Smash Bros. continuerà a espandere il suo roster con icone storiche del medium, Crash Bandicoot resta uno dei candidati più logici.
È stato una mascotte simbolo degli anni ’90, ha venduto decine di milioni di copie, ha attraversato generazioni di console e continua a essere rilevante anche negli anni 2020.
In altre parole, per voler essere schietti, se Smash vuole davvero celebrare la storia dei videogiochi, prima o poi il bandicoot arancione deve ottenere il suo invito alla rissa più famosa del gaming.
E quando quel momento arriverà, c’è da scommettere che qualcuno sul web esulterà di gioia, pronto a riempire di mazzate Mario e Sonic.

